per ensemble, voce recitante ed elettronica (2025)
“Uprooted” è stato composto per l’Accademia 2025-26 del Divertimento Ensemble “Suoni della guerra, suoni per la pace”, che invitava giovani compositori ad affrontare la tematica della guerra.
Essendo nato e cresciuto in Paraguay, questa tematica ha profondamente toccato la mia sensibilità, poiché alla fine del XIX secolo il Paraguay fu devastato da una terribile guerra contro Argentina, Brasile e Uruguay (la “Guerra della Triplice Alleanza”), perdendo circa il 40% del suo territorio e il 90% della sua popolazione maschile. Ciò causò drammatiche conseguenze socioeconomiche che la società paraguaiana subisce ancora oggi, costituendo un profondo trauma intergenerazionale che non si è ancora rimarginato. Pertanto, la recente proliferazione di conflitti armati e invasioni imperialiste ha suscitato in me una serie di riflessioni riguardanti le future sofferenze che le generazioni a venire dovranno affrontare, inizialmente in modo evidente, ma che, con il passare degli anni, diventeranno una presenza nascosta ma sempre determinante.
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Leggendo gli scritti di Stefano Mancuso ho appreso che, mentre le foglie delle piante crescono verso la luce per nutrirsi, le radici hanno in realtà un’innata avversione per la luce, fuggendo istintivamente da essa. La terra, da questa prospettiva, non serve solo come nutrimento, ma piuttosto come un rifugio opaco che protegge le radici.
Le immagini sconvolgenti degli antichi ulivi palestinesi sradicati dai coloni sionisti mi apparvero allora non solo come una vile strategia colonialista, ma anche come un atto di violenza simbolica: quella di una forzata esposizione delle radici alla luce, che cancella gli automatismi deliziosamente oscuri che rendono possibile l’esistenza.
La strada fino al panificio dietro l’angolo che uno potrebbe percorrere ad occhi chiusi; l’essenzialità con cui si comunica con la propria madre; il preciso e invariabile numero di cucchiaini di zucchero che mettiamo nel caffé quando siamo a casa.
La luce può essere violenza.
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Il nastro di “Uprooted” è stato realizzato attraverso una commistione particolare: oltre a suoni da me creati tramite processi di sintesi, vi sono contenute field recordings effettuate da Mohammad Balawneh in Cisgiordania, fondendole (contrapposte) a suoni emessi da piante che sono stati registrati da scienziati israeliani con microfoni ultrasonici, da me manipolati attraverso procedimenti informatici.